I canti, le nenie, le filastrocche hanno costituito per secoli il materiale culturale che veniva trasmesso ai figli in ogni occasione e in ogni momento della vita.
I canti sono una testimonianza più compiuta della vita bagnolese.
Essi, con la rima e l'assonanza delle parole e con la musica, sono stati i più antichi e facili mezzi di trasmissione culturale e hanno continuato a svolgere questa funzione in modo predominante sino a quando l'analfabetismo è stato largamente diffuso.
Con il canto il popolo ha segnato tutti i momenti e le varie esperienze della sua esistenza: l'infanzia, la fanciullezza, l'amore, il lavoro, la fede, ecc......
I bambini sin dall'infanzia, venivano educati al canto con ninne nanne, sussurrate dalle mamme.
Con i canti e le filastrocche i fanciulli giocavano in gruppo nelle strade e nelle piazzette.
Con le serenate, a notte fonda, sotto il balcone della ragazza amata, gli adolescenti esprimevano i loro primi moti del cuore.
I canti o d'amore o di sdegno o satiriche accompagnavano le dure fatiche dei campi, i lavori nei boschi, la raccolta delle castagne, la "culata" nei torrenti o nei lavatoi.
L'immagine più frequente è la bellezza della donna della quale l'innamorato ne canta sopratutto quella degli occhi e dei capelli.
In verità, non è molto quello che rimane del nostro patrimonio culturale e questo poco, purtroppo, sta anch'esso lentamente, ma inesauribilmente scomparendo.
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